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Scienze sociali in dialogo

La seconda visita a fontem di Chiara Lubich (1969).

dal video: "Un miracolo nella foresta"

Speaker: A tre anni dalla sua prima visita, Chiara Lubich torna a Fontem per inaugurare il primo padiglione dell'ospedale già funzionante. Alla cerimonia ufficiale sono presenti questa volta oltre al Vescovo Peeters, il vescovo Ndongmo, ed il ministro dei lavori pubblici del Camerun occidentale. Indubbiamente questa è l'opera per la quale i Bangwa mostrano la maggior riconoscenza. Soprattutto il recupero di tanti bambini ha toccato profondamente questa gente che annette tanta importanza alla vita. Una riconoscenza espressa anche stavolta con danze coloratissime eseguite alla presenza di migliaia di persone provenienti non solo dai villaggi Bangwa, ma anche da quelli della tribù dei Mundani.

E Chiara, ancora una volta, più che dalle realizzazioni esterne, pur sbalorditive, rimane toccata dal clima spirituale che si respira in tutta la valle e che le fa avere una sorta di intuizione, mentre si sofferma a guardare dall'alto di una collina il verde intenso della conca di Fontem bucato qua e là da pochissime costruzioni.

Commenta Chiara: "Ecco, io ho intuito che lì in quella valle, tutta foresta, tutta foresta, tutta foresta, tutto verde, rigoglioso, sarebbe sorta una città e che questa città sarebbe stata un modello, quindi una città sul monte, per poter essere visitata da tante persone, le quali avrebbero trovato non tanto una ricchezza materiale, quanto una ricchezza spirituale, cioè il comandamento di Gesù messo in pratica fra tutti i cittadini".

Per sostenere quella che sempre più le appare come un'opera di Dio, nella primavera del ‘69 Chiara coinvolge la parte giovanile del movimento dei Focolari, i Gen, in un'operazione a livello internazionale finalizzata alla raccolta di fondi per contribuire alla realizzazione delle opere sociali di Fontem.

Alla fine di quello stesso anno, Chiara decide di mandare a Fontem, una delle sue prime compagne, Marilen Holzauser. A lei, in procinto di partire per l'Africa, suggerisce di non parlare ma  vivere, per almeno sei mesi.

Dice Chiara: " (...) Avevo capito chiaramente che era inutile andare a parlare, portare il nostro spirito, se il fratello aveva fame, aveva sete, era senza casa.  Dice anche la Scrittura: se il tuo fratello ha fame e tu dici "vai in pace" ..., no, non puoi dire così, devi prima dargli da mangiare.  Quindi è stato un consiglio molto utile.  Marilen ha taciuto, e così  tutti gli altri, hanno fatto parlere i fatti. E perciò anche questi nostri amici che erano lì, si sono convinti che eravamo andati veramente per amore, non per un interesse particolare. Poi naturalmente, si è potuto parlare, annunciare quello che ci aveva spinto a  far questo.  Ma intanto era nato un amore, un amore reciproco, una collaborazione con loro, e loro si sono anche resi conto per conto proprio di questa cosa".

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