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Scienze sociali in dialogo

"Le cittadelle dei Focolari".(intervista a cura di Martin Nkafu)

_11-Bruna-Tommasi Bruna Tomasi

Abbiamo chiesto a Bruna Tomasi - anch'essa diretta collaboratrice di Chiara Lubich per l'Africa e una delle sue prime compagne già ai tempi della fondazione dei Focolari a Trento - di chiarirci un aspetto di questi primissimi anni: il sogno di fare una cittadella.

Martin Nkafu Nkemnkia: Il dr. Dal Soglio ha parlato dell'idea che Fontem sarebbe potuta diventare in un futuro, per i Focolari in Africa, una cittadella. Cosa significa nella vostra storia questo progetto di costruire delle cittadelle che rispecchiano l'ispirazione tipica che informa la vita dei Focolari?

Bruna Tomasi: Negli anni cinquanta, tutte le estati, persone del Movimento, di diverse categorie sociali ed età, si ritrovavano nelle valli di Primiero, (Nord-Italia), per approfondire la nuova spiritualità che era nata da Chiara Lubich e le sue prime compagne, tra le quali anch'io mi trovavo. Trascorrevamo insieme delle vacanze piuttosto originali: tutti erano impegnati a vivere secondo lo stile di vita che si era andato delineando in quegli anni. Si veniva spontaneamente componendo una cittadella temporanea, la Mariapoli, formata da persone di tutte le età, vocazioni, di vari popoli e lingue. Questa esperienza è stata così forte da far pensare e desiderare una realizzazione simile permanente. Il desiderio, come lo espresse un giorno Chiara stessa, era di fondare una cittadella che avrebbe dovuto avere in sé gli elementi di una città moderna, con case, chiese, scuole, negozi, posti di lavoro e aziende. Una convivenza di persone le più varie, ma legate fra loro dal comandamento base della nostra spiritualità: "Amatevi a vicenda come io ho amato voi".

Poco prima dell'arrivo dei Focolari a Fontem, nel 1964 questa idea diventa realtà a Loppiano, nei pressi di Firenze, su un vasto appezzamento di terreno. Oggi Loppiano conta quasi mille abitanti provenienti da 70 nazioni dei vari continenti, ed è diventato un punto di incontro tra popoli e culture, un cantiere aperto per sperimentare la fratellanza universale. In tutti questi anni, 32 altre cittadelle sono nate in varie nazioni e continenti. Ogni cittadella risponde in modo del tutto particolare a problemi legati all'ambiente socio-culturale, ha delle caratteristiche sue proprie, come l'attenzione all'ecumenismo ad Ottmaring, in Germania, il dialogo e la fraternità vissuta con i buddisti in Thailandia, l'attenzione ai problemi sociali in Brasile, l'apertura al mondo giovanile nella cittadella in Argentina, ecc.

E Fontem, ci si può chiedere? Quando Chiara venne per la prima volta a Fontem (1966) e mise la prima pietra per il futuro ospedale, ormai c'era questo clima.

Mi si è chiesto se ritengo  esista un momento particolarmente significativo in questi primi anni. Io credo che, forse, la chiave di lettura di fondo si può trovare nel rapporto straordinario di fiducia che si stabilirà fin dal primo contatto tra il Fon e Chiara. Lei avrà più incontri con il Fon Defang, che era l'autorità più alta tra tutti i capi tradizionali dei Bangwa. Come leggiamo in un libro su Fontem di Michele Zanzucchi [1], il Fon farà un ampio discorso di benvenuto e di ringraziamento del quale voglio ricordare due frasi: "Madam, quando hai mandato un gruppo del tuo movimento in Africa non ti saresti aspettata minimamente che questi membri della tua missione sarebbero finiti in questa sperduta e dimenticata parte del Camerun. (...) Proprio quando incominciavamo a scoraggiarci per il lungo abbandono, come gli israeliti nel deserto, Dio finalmente ci ha mandato un aiuto dal cielo, ci ha inviato un salvatore nella tua persona, per badare alle nostre anime, inviandoci dei sacerdoti per la futura parrocchia dei Bangwa, una scuola media per i nostri bambini e un ospedale di cui abbiamo tanta necessità ". Altre bellissime parole aggiungerà il Fon che provocheranno in Chiara questa risposta: "Posso dire sinceramente che, né in America né in Europa, né in Asia, dove sono stata, ho incontrato tale accoglienza e tale comprensione del nostro Movimento; e la carità che avete menzionato (...) è proprio quello che vogliamo portare qui, assieme a voi. Su questa base della carità, noi vorremmo costruire tutte le opere che saranno necessarie per il popolo. (...) Vorrei assicurare a nome mio e di tutto il Movimento che prenderemo questa regione come la prima nel nostro cuore, quella alla quale ci dedicheremo con più amore ".

Ma forse è nel colloquio di poche ore dopo che si scopre tutta la dimensione di un rapporto personale e collettivo che determinerà tutto quello che seguirà. Il Fon, ad un certo momento del ricevimento dopo la festa,  chiede a Chiara: "Tu, che sei vicina a Dio, spiegami perché, in due mesi, nel mio popolo sono morti quattrocento bambini".  Chiara, dopo un instante di raccoglimento, rispose: "Perché manca ancora la fraternità fra gli uomini. Ma fra poco, vedrà signor Fon, con l'arrivo di un medico pediatra, anche la mortalità diminuirà".

Un Convegno che riflette con il distacco della scienza sugli elementi che la sociologia scopre come fondamentali per una convivenza più fraterna, qui forse trova una pista adeguata.


[1] M. Zanzucchi, Fontem, un popolo nuovo, Città Nuova, Roma 2002, pp. 90-93.

 

 

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