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Scienze sociali in dialogo

Tavola Rotonda su: Dialogo sul tema della fraternità in vari ambiti culturali

_06-Tavola-Rotona_Rondinara intervento di Sergio Rondinara

Professore di filosofia della natura alla Pontificia Università Gregoriana di Roma, coordinatore del gruppo di ricerca Eco-One.

Vera Araújo: Prof. Rondinara, le tematiche ambientali provocano nella società moderna discussioni senza fine, generando posizioni molto variegate per non dire contrapposte. Comunque credo sia innegabile che il problema non sia solo scientifico o tecnologico, ma anche culturale, una questione di mentalità, di approccio, di visione. E' anche lei di questo parere?

 

Prof. Rondinara: Da sempre l'umanità si è sentita parte della natura, ma una parte speciale, capace di riflettere per conoscerla nei suoi segreti, capace di contemplarne le bellezze, di agire su di essa trasformandola per soddisfare le nostre necessità.

Ciò che caratterizza l'oggi è lo sperimentare la capacità di saper gestire un numero sempre maggiore di eventi naturali e globalmente di sentirci sempre più padroni della natura, sempre più capaci di esercitare su di essa un controllo sistematico, un vero e proprio dominio.

Se nel recente passato - soprattutto nel periodo della società agricola e contadina - il rapporto persona-natura è stato un rapporto di collaborazione, oggi non possiamo non costatare come esso abbia assunto una configurazione critica, e da più parti è giustamente sentito come un problema etico.

L'agire umano si presenta infatti come causa dei problemi ecologici e allo stesso tempo come luogo e mezzo necessario per la loro soluzione. La questione ambientale pertanto nasce e si identifica con l'agire umano sulla natura e più in particolare con quelle azioni umane che causano un'alterazione dell'equilibrio naturale.

La crisi ambientale rimanda ad una crisi più profonda che investe la persona umana nella sua interezza, essa è crisi antropologica. La crisi ambientale, il campanello d'allarme, di una profonda crisi antropologica in cui l'autocomprensione secolaristica dell'uomo contemporaneo produce una cultura del potere, del dominio sulla realtà naturale, ed esalta l'idea di un progresso guidato totalmente dalla ragione economica e tecnica e che non ha mai saputo interrogarsi sulle ragioni che lo spingono verso una crescita inarrestabile.

Questa crisi è figlia di una precisa concezione dell'uomo moderno, un uomo "secolarizzato" che nella ricerca della sua indipendenza si è autonominato padrone assoluto della natura e del proprio destino.

È sotto gli occhi di tutti noi come l'attuale crisi del rapporto uomo-natura evidenzi l'incapacità dell'uomo contemporaneo a gestire allo stesso tempo la propria creatività e la valorizzazione della natura. Aspetti questi che nell'attuale situazione culturale sono tra loro in contrapposizione, in quanto che, se si lascia libero spazio alla creatività umana, è la natura a subirne le conseguenze - basti pensare quale impatto ambientale ha causato lo sviluppo tecnologico -, e se si vuole preservare ad ogni costo la natura dalle opere dell'uomo è la creatività di quest'ultimo a venire mortificata.

Valorizzazione della natura e creatività umana risultano oggi tra loro antagoniste poiché molto spesso la creatività umana non è informata da valori forti quali la fratellanza universale e la destinazione universale dei beni, ma è condizionata e, a volte, persino guidata da un modello di sviluppo socio-economico con un forte deficit antropologico: non centrato, cioè, sulla persona umana e su quei valori di cui essa è portatrice, bensì sul profitto.

Ma l'aspetto etico relativo all'esplicazione della nostra creatività è solo una componente di un problema più articolato e complesso quale è quello del rapporto tra persona umana e natura.

Ritengo che un tale rapporto rinnovato ed adeguato all'oggi passi necessariamente attraverso il recupero del significato delle relazioni che legano ciascuno di noi alla natura stessa. Ma come è possibile ciò? Ed in particolare, come possiamo fondare un corretto ethos ecologico?

Questi interrogativi sono una sfida per l'uomo contemporaneo che dopo aver allontanato - ma non eliminato - lo spettro di un olocausto nucleare del genere umano per la contrapposizione dei blocchi militari dell'Est e dell'Ovest, trova ora nella crisi ambientale una nuova e ulteriore questione decisiva per il futuro dell'umanità.

 

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