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Scienze sociali in dialogo

Presentazione del Seminario 2011

L'agire agapico come categoria interpretativa per le scienze sociali

Cataldi Silvia

Silvia Cataldi - Dottore di ricerca in Metodologia della ricerca sociale, è stata assegnista di ricerca presso l’Università di Salerno e docente a contratto di Sociologia della devianza

L’agire agapico può essere un concetto utile alle scienze sociali? Se sì, quale genere di fenomeni può aiutare ad interpretare?

Queste le domande di partenza del seminario internazionale organizzato dal gruppo di studio Social-One, dal titolo “L'agire agapico come categoria interpretativa per le scienze sociali” che si è tenuto il 17 e 18 gennaio scorso a Castelgandolfo (Roma).

Il seminario, patrocinato da alcune prestigiose istituzioni italiane - tra cui la Fondazione Zancan, i Dipartimenti di Sociologia dell’Università di Salerno e dell’Università Cattolica di Milano e la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Catania -, è stato promosso anche da organismi esteri - quali l’Università della Pampa in Brasile e la Facoltà di Pedagogia dell’Università Cattolica della Slovacchia -, ad indicare che il percorso di riflessione di Social-One non appartiene solo ad un Occidente in crisi e in cerca di nuovi stimoli, ma ad un pensiero che nasce dal confronto tra visioni e sensibilità derivanti da appartenenze a paesi e continenti differenti.

E proprio in questa dinamica dialogica tra prospettive diverse deve essere letto lo sforzo di elaborazione concettuale che ha portato Iorio e Colasanto nella relazione principale del seminario a definire l’agape come quell’ “azione, relazione o interazione sociale nella quale i soggetti eccedono (nel dare, nel ricevere, nel non rendere o non fare, nel tralasciare) tutti i suoi antecedenti, e dunque, in grado di offrire di più di quanto la situazione richieda”.
Agape dunque come possibilità fenomenologica, mai abbastanza evidenziata, accanto alla molteplicità di logiche di espressione del sociale.

Agape, come concetto che può essere utilizzato nel lessico sociologico per l’analisi di atteggiamenti e comportamenti non necessariamente espressi da membri di gruppi o soggetti di fede cristiana.
Agape come elemento tipicamente legato all’eccedenza e all’agire incondizionato, che tuttavia può farsi progetto e stimolo al rinnovamento istituzionale.

Se dunque il seminario del 2008, sulle spalle di alcuni giganti - tra cui Simmel, Sorokin, Giddens, Luhman – e autori contemporanei – tra cui Boltanski, Beck e Bauman – aveva, non senza coraggio, rimesso al centro dell’agenda della comunità scientifica il tema dell’amore, il seminario 2011 ha  contribuito a conferire all’agire agapico la dignità di un concetto utile e allo stesso tempo critico, nel senso della teoria critica di emancipazione umana, sia per la riflessione sociologica, che per quella del servizio sociale.

In quest’ottica sono da leggersi i contributi dei discussant, Magatti, Rauty e Neve, ma anche di molti paper presentati nel corso del seminario, che hanno sottolineato la capacità generativa del concetto di agire agapico nell’aprire piste di approfondimento e di analisi empirica su temi molto diversi, che hanno in comune un modo di individuare e gestire le contraddizioni insite nei fenomeni, che passa attraverso la promozione del carattere emancipativo ed umanizzante dell’azione sociale.

Il dibattito che ne è derivato non è rimasto però chiuso tra quattro mura, ma si è trasferito nelle stanze della scuola di Francoforte, attraverso una video-intervista sull’amore a Honneth ed ora aspira ad aprirsi alla comunità scientifica internazionale offrendo l’agire agapico come uno strumento in più della cassetta degli attrezzi a disposizione dello studioso del sociale.

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