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Scienze sociali in dialogo

Tavola Rotonda su: Dialogo sul tema della fraternità in vari ambiti culturali

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Simonetta Magari

Psichiatra e psicoterapeuta, professoressa all’università cattolica di Roma

Vera Araújo: Dott.ssa Magari, la sua disciplina ha conosciuto uno sviluppo eccezionale negli ultimi decenni, con esiti però molto incerti. Abbiamo meno certezze, ma forse migliori strumenti di conoscenza per aiutare gli uomini e le donne della modernità a trovare un equilibrio più maturo, ad essere in grado di scelte più consapevoli? Il paradigma dell'unità può essere una chance in questo senso?

 

Dott.ssa Magari: E' vero! La Psicologia si è sviluppata tantissimo in questi ultimi anni sia dal punto di vista teorico che nelle applicazioni pratiche.

Nella domanda si dice che abbiamo meno certezze.  A questo proposito possiamo affermare che la maggiore consapevolezza di sé e la maggiore libertà di espressione di sé e di effettuare scelte può portare, nella fase iniziale, la percezione di un terreno incerto che è il tipico atteggiamento dell'uomo rispetto alle scoperte nuove.

Ma, una volta consolidata, questa maggiore conoscenza e consapevolezza di sé ci conduce a una meta:  la libertà di essere, la libertà di scegliere.

Certamente il rischio  di un uso assoluto ed estremizzato di ciò è il relativismo etico e un individualismo esasperato, allo stesso modo in cui, nel passato, l'enfasi posta sul gruppo di appartenenza ha condotto a un adattamento sociale molto spesso spersonalizzante.

Invece, e questo lo constatiamo frequentemente nella nostra attività clinica, un uso opportuno della consapevolezza e della libertà conduce l'uomo a poter donare, accrescendo in tal modo l'equilibrio personale e la coesione sociale.  Inoltre il contributo di ciascuno diventa il "plusvalore" della libera scelta di sentirsi parte, di essere una parte del gruppo sociale; gruppo che completa e potenzia, a sua volta, il valore personale.

E quel gruppo, come ci dice la Gestalt, è molto più della somma delle parti.

Questa ci sembra  una chance realizzabile e ordinaria facilitata dagli strumenti conoscitivi che la psicologia ci offre.

Questa è la dinamica del paradigma dell'unità che, a differenza dell'uniformità, si caratterizza per la scelta di amare: proporci con la nostra ricchezza individuale e accogliere pienamente chi ci è accanto.

Quindi forse è vero, abbiamo meno certezze, ma è proprio questo senso di incertezza, in questa ottica, lo stimolo per una ricerca più vera, spontanea, libera.

Sento di poter affermare che il paradigma dell'unita è proprio un'ottima chance in questo senso.

La prima sensazione è quella di assimilare l'esperienza dell'unità (con qualche sfumatura) a quella di fratellanza, ossia come una reciproca apertura e disponibilità ampia che consentono alle persone di stare più vicine, di aiutarsi, di sentirsi più simili.

Ma se la consideriamo nella sua espressione più piena mi pare che l'unità completi e trascenda le realtà sopra descritte perché richiede una misura diversa di disponibilità, "fino a dare la vita", e farlo con tutti, non solo con l'amico, il vicino, il parente.

Mi pare che l'aspetto più importante sia il rilevare che il vivere in "unità " non annulla la persona, non c'è un perdersi nell'altro ( rinuncia altruistica) perché non ci si abbandona alla volontà dell'altro, ma attivamente si sceglie di amarlo. L'esito a livello personale è una dilatazione dell'io, non una mancata realizzazione, il riconoscimento dei propri veri bisogni, non l'emulazione di quello che propone certa cultura individualista.

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