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Scienze sociali in dialogo

Tavola Rotonda su: Dialogo sul tema della fraternità in vari ambiti culturali

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Simonetta Magari

Psichiatra e psicoterapeuta, professoressa all’università cattolica di Roma

Se per fraternità intendiamo ciò che in psicologia chiamiamo relazione di reciprocità io credo che abbia molto da dire alla mia disciplina. E' necessario però fare una premessa: in psicologia di "fraternità" non se ne è  quasi mai parlato; forse soltanto Maslow  indirettamente se ne è interessato quando, parlando delle varie caratteristiche della persona autorealizzata, sottolinea il concetto di "sentimento comunitario" utilizzando la  parola coniata da  Adler. A causa di tale sentimento di comunione essa ha un genuino desiderio di aiutare la specie umana. E'  come se fosse membro di una sola grande famiglia.

Mi sembra di poter dire che la psicologia da Freud in poi si è interessata alla fraternità, intesa semplicemente come rapporto tra fratelli, soltanto in chiave negativa, considerando cioè i conflitti tra loro,  spesso travolti da  sentimenti di gelosia oppure di odio,  fino a far postulare a Baudouin un vero e proprio "complesso di Caino".

Quindi più che di fraternità si è parlato soprattutto di "rivalità fraterna".

Anna Freud attribuì ad essa un meccanismo di difesa infantile  patologico da lei chiamato: "rinuncia altruistica".  Tuttavia esiste a mio avviso un orientamento, molto diffuso e trasversale alle varie scuole, che dà molto rilievo alla relazione. In questo senso il tema della fraternità può trovare motivo di confronto, di grande interesse con la ricerca psicologica perché è ormai riconosciuto dalle più varie scuole il fondamento relazionale della natura umana.

L'essere costantemente immersi in flussi di significato, frutto delle  interazioni familiari e sociali, pone lo psicologo nella condizione di cercare un elemento comune che regolamenti gli scambi comunicativi, spesso fonte di violenza, scontro di potere, ecc.

Il concetto di ‘fraternità' può rappresentare l'elemento indispensabile per coniugare ogni rapporto nel rispetto e riconoscimento della complementarità.

A tal proposito fa riflettere la notizia di non molti giorni fa che in  una regione italiana ci sono stati 11 suicidi in 50 giorni. Non conosco altri particolari ma mi sembrerebbe azzardato pensare che tale  situazione sia da attribuire semplicemente alla "patologia" personale, anche il giornalista che commentava l'accaduto parlava di  società competitiva... ecc.

Sicuramente una certa fragilità dell'io, una certa angoscia, non dipendono esclusivamente da condizioni esterne ma dalla risposta soggettiva di ciascuno al passaggio evolutivo critico, al trauma.... Quale sarebbe tuttavia lo scenario se tale fragilità si affacciasse su una comunità sociale, una famiglia dove si respira un clima di "fraternità"? In una cultura che privilegia la prestazione, la competizione, l'apparenza, dove perfino la relazione più intima e affettivamente importante come quella di coppia si traduce spesso in un confronto serrato dove chi domina decide di allontanare un partner non all'altezza, proviamo a pensare un clima di "fraternità".

Fraternità che è solidarietà, alleanza fiduciosa oltre le caratteristiche dell'altro, quindi anche non discriminazione, capacità di comporre le diversità (i fratelli, si sa, hanno le caratteristiche più varie),  dove anche chi non produce più trova un suo spazio, se vivessimo in questa qualità delle relazioni, quante persone o famiglie che vivono un disagio psicologico più o meno importante ne sarebbero alleviate, se non addirittura sanate!

Un esempio interessante a tal proposito è il gruppo di autoaiuto per tossicodipendenti ed alcolisti: il parlare in gruppo, il condividere le proprie angosce, aprirsi ad altri, porta la persona a capire se stessa meglio, a rasserenarsi, ed anche ad un cambiamento positivo del comportamento. Sentire che  qualcuno condivide la tua esperienza senza giudicare, capisce quello che senti perché spesso ha sperimentato cose simili, rende possibile quei cambiamenti che non avvengono mai con la sola psicoterapia individuale.

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