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Scienze sociali in dialogo

Vera Araújo

Vera Araújo
Sociologa, Coordinatrice di Social-One.

L'attualità del tema sui "rapporti sociali", all'interno dell'analisi propria delle scienze sociali, è  indubbia. L'interesse crescente per la dimensione relazionale e le sfide della globalizzazione sollecitano la comprensione delle interconnessioni, complesse e molteplici, rintracciabili nel mondo contemporaneo, anche mediante il ricorso a modelli teorici, strategie di ricerche empiriche, schemi applicativi, che evidenzino e sostengano il diffondersi di relazioni sociali positive e costruttive. E' possibile affermare che le scienze sociali, a partire dalla sociologia, possono fondarsi su un paradigma di riferimento  in grado di realizzare sia la vocazione di conoscenza scientifica che l'orientamento assiologico  cui esse sono chiamate?

E' questa la sfida raccolta da Social-One un gruppo composito di Sociologi e scienziati ed operatori del Sociale che hanno risposto all'invito di Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari.

Un punto di arrivo e di partenza è stato il Convegno Internazionale dal titolo "Rapporti sociali e fraternità: paradosso o modello sostenibile? Una prospettiva a partire dalle scienze sociali", tenutosi dall'11 al 13 febbraio 2005 a Castelgandolfo (Roma). Ad esso hanno partecipato 300 sociologi e studiosi dei servizi sociali provenienti dall'Africa all'America Latina, dall'intera Europa all'India, dal Giappone alle Filippine, dagli Stati Uniti al Canada.

La riflessione sui rapporti sociali è stato il tema del Convegno, ma anche un momento esperienziale molto intenso. Ogni intervento è stato previamente messo in comune tra i relatori e discusso in un clima di intensa partecipazione. Partecipazione nata dalla consapevolezza che ogni contributo ha una sua originalità, avendo ciascuno alle spalle una propria cultura. Ma c'era anche il desiderio e la volontà di realizzare, seppure in una dimensione germinale, una cultura dell'unità in cui le differenze sono vissute come costitutive di un sociale autenticamente umano.

Siamo consapevoli, infatti, che ogni paradigma scientifico si fonda, tra l'altro, su una "comunità di studiosi", cioè una comunità di persone che condividono non solo una prospettiva di ricerca, ma un senso, una "visione del mondo", un tempo storico, oltre che una forma organizzativa dell'impresa intellettuale.

Il materiale qui presentato offre l'elaborazione di un discorso che è solo all'inizio; il suo svolgimento è tutto da definire e siamo coscienti che esso è ancora un balbettio incerto, proprio come il bambino che comincia ad apprendere il linguaggio con fonemi e morfemi per poi esprimere parole, periodi e concetti. L'esito, nelle speranze-ambizioni di tutti, è che il lavoro iniziato ci porti alla definizione di un nuovo paradigma del sociale.

Abbiamo però due avvertenze di metodo che, in quanto "sociologi riflessivi", ci sentiamo di suggerire a coloro che incontreremo lungo il nostro cammino. La prima riguarda la consapevolezza che un nuovo approccio teorico non è mai emerso storicamente da pensieri di menti solitarie, ma è la storia collettivamente organizzata che ha portato a maturazione nuovi strumenti interpretativi; la seconda riguarda il rapporto con chi ci ha preceduto nell'avventura sociologica, con la "tradizione". Rivisitando il dibattito in quest'ottica abbiamo trovato grandi intuizioni sparse qua e là, utili alla nostra impresa. Tutti coloro che ci hanno preceduto, con i  loro sogni, le loro attese, le loro elaborazioni teoriche, li consideriamo "amici" con i quali entrare in relazione e dialogare.

Certo la riflessione sulla fraternità è sicuramente un tema incipiente se la paragoniamo alla riflessione maturata sugli altri valori della Rivoluzione Francese del 1789, cioè la libertà e l'eguaglianza. Ma è un motivo in più per portare a compimento, e a nuova sintesi, quello che ci sembra il progetto più autentico della modernità.

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