L'amore
al tempo
della
globalizzazione

 

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Il nuovo libro di Social-One a cura di: Vera Araújo, Silvia Cataldi, Gennaro Iorio.
Con contributi di: Luc Boltanski, Michael Burawoy, Annamaria Campanini, Axel Honneth, Paulo Henrique Martins.

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L’emergenza sanitaria e le persone a rischio indigenza. Il tessuto sociale in movimento e il valore dei rapporti. Il ruolo della società civile e la resilienza del Paese.

Episodio n.1. Roma, zona Marconi. Su una panchina ci sono delle buste con pane, passata di pomodoro, pasta, latte e altri generi alimentari. Su un cartello c’è scritto «Chi può lasci con cuore, chi ha bisogno prenda con amore».

Episodio n.2. Un gruppo di professionisti lancia il progetto ”idea sospesa”. Una piattaforma per lo scambio di idee concrete per il sostegno alle piccole imprese e all’economia reale. Tutto gratis. Chi ha un’idea la mette a disposizione, chi la ritiene utile per la propria attività può metterla in pratica.

Episodio n.3. In un ospedale di Madrid in questi giorni di emergenza sanitaria, un tassista porta dentro e fuori dall’ospedale molti pazienti, senza chiedere alcun compenso. Un giorno il tassista riceve la solita chiamata dall’ospedale, ma invece di attenderlo un paziente, trova una schiera di medici e infermieri che lo accolgono con un fragoroso applauso, tutti in standing ovation, lo ringraziano per il servizio e gli consegnano una busta.

 

Esperienze di questo genere sono sorte in ogni angolo della terra. Uno slancio generalizzato di solidarietà che dà un po’ di respiro a molte persone in difficoltà. Sarebbe ingenuo pensare che la società civile, da sola, possa risolvere la situazione di grave crisi dovuta alla pandemia di Covid-19. Soprattutto perché, al di là degli aspetti sanitari, sono a rischio economico molte persone che non necessariamente si trovano in condizioni problematiche in periodi di stabilità. Gli ultimi dati disponibili (redditi 2018) ci dicono che in Italia il 20,3% delle persone è “a rischio di povertà” (contro una media Europea del 17.1%).

persone-a-rischio-di-poverta

Questo indicatore rappresenta il numero di persone con un reddito inferiore al 60% del reddito mediano nazionale. Per una famiglia di due adulti e due bambini questa soglia è di circa 21.200 euro l’anno. Non è una misura di povertà, e non necessariamente indica un basso standard di consumi. Si riferisce piuttosto a persone e famiglie con capacità di spesa contenuta, per le quali uno shock economico inatteso potrebbe mettere a rischio la capacità di accesso a beni essenziali. Ed è proprio in questo senso che la crisi generata dalla pandemia può avere un impatto importante nel nostro Paese.

Ma in tale quadro c’è una evidenza interessante: numerose ricerche mostrano che il rischio di povertà è più diffuso in contesti di esclusione sociale, dove le persone sono socialmente isolate e non hanno altri a cui rivolgersi in caso di bisogno economico o relazionale.

Controllo virus tra i poveri in Sudafrica. (AP Photo/Themba Hadebe)
Controllo virus tra i poveri in Sudafrica. (AP Photo/Themba Hadebe)

Le relazioni sono quindi una risorsa importante di contrasto al rischio di povertà. I tre episodi citati all’inizio sono la narrazione di un tessuto sociale in movimento, della presenza di risorse non economiche che danno un contributo reale. Per superare questa crisi servono certamente scelte politiche orientate al bene comune e un imponente supporto finanziario. Ma il ruolo della società civile, non necessariamente organizzata, è fondamentale per la resilienza del Paese. In modo particolare dove non arrivano le istituzioni, osserviamo una sorta di effervescenza collettiva, per usare un’espressione cara al repertorio sociologico, che è in grado di produrre in modo informale e spontaneo servizi di supporto sociale, redistribuzione di risorse essenziali, welfare.

Stato, mercato e cittadini giocano la stessa partita. A ciascuno il proprio ruolo, ma solo facendo squadra insieme “andrà tutto bene”.

FONTE: CITTÀ NUOVA

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